Spese condominiali non pagate: cosa succede?

Gli ultimi due anni della pandemia hanno messo in crisi numerose famiglie che si sono ritrovate in situazioni economiche di grande difficoltà a tal punto da non riuscire a far fronte a tutte le spese inserenti la casa. La soluzione a cui molti optano è quella di non pagare le spese condominiali, pensando che sia la meno "pericolosa".

Esiste la Legge 220/2012, denominata anche "Riforma del Condominio" che riconosce all'amministratore il diritto di intraprendere una procedura esecutiva allo scopo di recuperare il credito in caso di condomini morosi, e mettere in sicurezza il condominio tramite procedure legali che adesso dettagliamo. Il primo passo è quello di inviare una messa in mora per raccomandata al condomino insolvente, dove gli si sollecita il pagamento delle rate arretrate e il termine entro il quale deve essere saldato il debito.

Se il condomino non da seguito a questo primo sollecito, l'amministratore o l'avvocato che rappresenta il condominio può passare alle maniere più pesanti con un'ingiunzione di pagamento presso il Tribunale o il Giudice di Pace (a seconda dell'entità del debito). A questo punto il condomino moroso ha circa 40 giorni per saldare il suo debito e se anche a questa richiesta non c'è nessun tipo di risposta, l'amministratore con l'autorizzazione del condominio (in genere si fanno delle riunioni straordinarie per queste situazioni) procede con l'esecuzione forzata.

 

Cosa può succedere dopo l'esecuzione forzata?

Il creditore (che in questo caso è il condominio) per rientrare nel debito ha 3 alternative

Pignoramento mobiliare: è la forma che implica la confisca dei mobili o degli oggetti di valore appartenenti al debitore, come i dispositivi elettronici, i gioielli, i quadri e gli elettrodomestici, ad eccezione di quelli necessari per il sostentamento del proprietario. L'entità di tale pignoramento dipende dal valore complessivo dei beni che, una volta messi in vendita, dovrebbero coprire l'intero importo dovuto (a cui vanno tra l'altro aggiunti i costi procedurali).

Pignoramento presso terzi: si tratta di una forma di confisca che va ad interessare eventuali crediti che il debitore gode nei confronti di terzi. In linea di massima, questa tipologia riguarda stipendi, pensioni oppure somme di denaro ricevute sul conto corrente. Nel caso di pignoramento dello stipendio, sarà lo stesso datore di lavoro a corrispondere direttamente al creditore una somma mensile, che non deve però superare un quinto della retribuzione, finché il debito non sarà completamente estinto.

Pignoramento immobiliare: questa forma, ormai tristemente nota, implica il pignoramento dell'abitazione con la conseguente vendita all'asta e lo sgombero a carico dei proprietari. Il pignoramento immobiliare viene applicato in circostanze in cui il debito è particolarmente consistente e le altre due forme di pignoramento non sono in grado di soddisfare totalmente la richiesta del creditore; tuttavia non è da escludere che possa essere messa in atto anche in presenza di debiti esigui. Il pignoramento immobiliare, oltre ad essere la forma più grave, è anche la più complessa, non solo dal punto di vista giudiziario, ma anche perché, in caso di mutuo in corso, la banca rientra come parte in causa, rivalendo il diritto di priorità sulla vendita dell'immobile anche qualora l'esecutato fosse in regola con il pagamento.

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